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Scrittura automatica - Considerazioni Grafolofiche
Non esiste un modello fisso di scrittura automatica, però,dalle esperienze descritte da alcuni celebri automatismi del secolo scorso, da indagini svolte in campo medico, dalle scritture presentate in questo studio, alcune modalità grafiche sembrano ripetersi costantemente.

Nella maggior parte dei casi, la scrittura automatica, presenta un percorso di variazioni grafiche che va dai primi tentativi, o dalle prime parole che si interrano dal tracciato grafico, alla compilazione di messaggi completi. Si può dunque parlare di diversi livelli di scrittura automatica o di vari gradi di automatismo. E’ possibile idealmente dividere la scrittura automatica in tre fasi o livelli: fase iniziale,fase centrale, fase di maturazione.

Le scritture in esame non si trovano tutte allo stesso livello.
Fase iniziale: Nella fase iniziale solitamente vengono tracciati dei segni simili agli scarabocchi del bambino. Spesso si descrivono anche delle forme circolari, a spirale, circonvoluzioni, movimenti ondulatori che si sviluppano per l’intero rigo, tornando a capo in un unico movimento.

Si può presentare anche un tracciato formato da una serie di puntini continui, o di aste che procedono a zig zag in direzione orizzontale. In seguito cominciano a delinearsi le prime lettere, se pure in modo molto deformato: in particolare si evidenziano le aste verticali, come la t, la p, la d e poi anche la I e la g. In questa fase le lettere a, in, e, i, o, u, s, si confondono tra loro, per l’eccessiva dilatazione del gesto e contorsione del tracciato, provocando spesso una lettura delle prime parole più interpretativa che oggettiva.
Il ritmo grafico, in questa fase, non è necessariamente veloce. Si riscontrano anche grafie lente, in cui le prime parole vengono tracciate in modo rigidamente calligrafico con lunghe asteggiate sproporzionate rispetto al corpo centrale della scrittura.

Seconda e terza fase. Tra la seconda e la terza fase si possono collocare le scritture in esame. Infatti il medium ha superato la fase della formazione delle prime parole, per passare alla formulazione di frasi, periodi, messaggi di intere pagine. Le lettere presentano una loro struttura anche se spesso in un contesto grafico confuso.
Nell’ esaminare le principali variazioni grafiche che caratterizzano le scritture automatiche rispetto alle corrispondenti scritture abituali, si terrà conto anche dei fattori esterni e cioè delle modalità strumentali ed esecutive con cui viene eseguito lo scritto.

Di solito nella fase iniziale viene usato un pennarello, o una penna ad inchiostro liquido, o una matita, per facilitare lo scorrimento dello strumento scrittorio sulla carta. In un secondo momento, quando si è “acquisita una certa pratica della scrittura”, alcuni utilizzano indifferentemente anche la penna a sfera.
La penna può essere tenuta in modi diversi: o normalmente tra pollice ed indice appoggiando la mano sul piano di appoggio, o con una presa molto lunga, afferrandola cioè nella parte superiore. Quest’ultima posizione è accompagnata spesso dal gomito sollevato per permettere un movimento più ampio ma nello stesso tempo meno coordinato.

La penna (o meglio il pennarello) in casi più rari è appoggiata sul palmo della mano che è tenuto in posizione verticale rispetto al foglio, e procede durante la scrittura in direzione verticale.
La scrittura automatica può essere vergata da sinistra verso destra, o viceversa, o come accennato dall’alto verso il basso.
Nella scrittura automatica può essere utilizzata, indipendentemente dalla mano abituale, sia la destra che la sinistra e in casi molto rari tutte e due simultaneamente.

Da quanto detto ne consegue che il modo con cui si tiene la penna influisce sulla qualità della grafia. causando variazioni della distribuzione pressoria lungo i singoli tratti grafici e sui livelli di velocità del movimento (Bravo, 1998).
Si aggiunge che una presa della penna molto lunga comporta una variazione dell’angolo di incidenza della punta scrivente sulla superficie della carta (Saudek, 1925).

Inoltre la posizione del gomito sollevata causa un assorbimento di energia a livello di spalla. di braccio e di avambraccio che condiziona l’energia liberata.
Esaminando le principali costanti grafiche che emergono dalle scritture automatiche in esame, si evidenzieranno per prime le componenti dinamiche che caratterizzano il movimento formativo della scrittura, quali la velocità, l’energia e l’ampiezza.
In riferimento alle suddette componenti si rilevano le seguenti caratteristiche (cfr. figure, 1, 2 e3): 1) Ritmo grafomotorio estremamente veloce caratterizzato da impulsi incontrollati che alterano vistosamente l’armonia delle proporzioni. 2) Pressione fortemente fluidificata nella distribuzione. 3) Ampiezze grafiche contenenti forme esageratamente ampie e sproporzlonate
In particolare l’energia pressoria essendo attivatrice del movimento scrittorio nelle componenti di ampiezza e velocità subisce poi gli effetti di dette componenti.

Nelle scritture automatiche, pertanto, la pressione segue l’eccessiva velocità esecutiva, canalizzandosi senza chiaro scuri, uniformemente, ma non in modo piatto, lungo il tracciato.
Una scrittura non automatica, “normale”, per quanto possa avere elementi di accelerazione, non li avrebbe in modo uniforme, ma solo in alcuni punti. La scrittura infatti presenterebbe una velocità non isocrona, con settoriale accelerazione, con elementi grafici che segnalerebbero anche una sbrigatività intensa, ma che poi ritornerebbe ad una normalità.

Nella scrittura automatica, invece, il ritmo rimane costantemente alterato. L’eccessiva velocità conseguentemente sbilancia le altre componenti dinamiche della scrittura rompendone l’equilibrio armonico. Da ciò la pressione si diluisce lungo il tracciato con forte scorrevolezza.
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