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La Goetia ( o Goezia) di Salomone
La Goetia, che fa parte di uno dei cinque libri che compongono il Legemeton o Chiave Minore di Re Salomone, è forse uno dei più antichi e famosi testi di Magia. Essa si rifà ad un noto mito secondo il quale Re Salomone, attraverso il Potere dell'Altissimo, riuscì a rinchiudere in un vaso di bronzo (o d'ottone) 72 potentissimi Spiriti Maligni (o Angeli Decaduti) insieme alle loro relative legioni di subalterni. Una volta sigillato il vaso il saggio Salomone lo gettò nelle profondità di un lago (alcuni testi riportano il mare) affinché nessuno potesse mai più liberarli. Questa storia ci viene presentata, se pur in una forma leggermente diversa, anche nelle Mille e una notte di Burton.

Quello che in seguito accadde, forma il soggetto del Legemeton, e più in particolare di questo Libro della Goetia. Infatti si narra che un pescatore di Babilonia (ma in altri testi si dice fossero persone che avevano spiato le mosse di Salomone) recuperò nelle sue reti questo Vaso misterioso e, pensando che in esso ci fosse qualche tesoro ne ruppe i sigilli e lo aprì.
Immediatamente tutti gli Spiriti si precipitarono al di fuori e fuggirono via verso i luoghi della Terra che avevano governato in precedenza. Soltanto uno di essi, Belial, rimase in quel posto e, assumendo le forme di un certo idolo, indusse la popolazione locale ad adorarlo con rituali sacrificali e offerte propiziatorie. La Goetia, che senza dubbio ha fornito una buona base teorico-pratica a tutti i cultori della cosiddetta Magia Nera, si occupa della catalogazione e descrizione di questi 72 Spiriti, nonché delle procedure evocatorie attraverso le quali richiamarli e asservirli alla Volontà del Mago. Secondo un'istruzione ben precisa data nell'Introduzione originale a questo testo, ogni Mago dovrebbe possedere la sua personale copia del Libro ricopiata di suo pugno su della pergamena vergine e tenuta in un luogo scuro; l'esecuzione pratica di questa indicazione rappresentò per molto tempo un serio problema poiché i testi originali, che tra l'altro erano scritti in ebraico, erano pochissimi e reperibili solo in alcune biblioteche di Londra e Parigi.

Fu nel 1889 che S.L. MacGregor Mathers, uno dei capi e fondatori dell'Ordine Ermetico della Golden Dawn, riuscì finalmente ad effettuare una traduzione completa della Goetia e a renderla disponibile ai membri di questo sodalizio magico. Circa undici anni più tardi Aleister Crowley, che nel frattempo era entrato a far parte della Golden Dawn (18 novembre 1898 e.v.) iniziò ad occuparsi della revisione e del commento di questa traduzione e dopo tre anni (1904 e.v.) la pubblicò nelle edizioni della Società per la Propagazione della Verità Religiosa, casa editrice che egli aveva fondato e stabilito presso la sua Abbazia di Boleskine. Nel frattempo la stima e l'amicizia che Crowley nutriva nei confronti di Mathers si interruppero a causa di episodi estremamente gravi che avevano portato l'Ordine della Golden Dawn ad una seria crisi. La responsabilità di tutto questo era da attribuirsi, secondo Crowley, ad un fallimento di Mathers, fallimento per il quale i Capi Segreti avevano decretato la sua estromissione da ogni carica di comando e guida dell'Ordine. Da quel momento fra i due maghi iniziò un aspro contenzioso che culminò in una vera e propria guerra magica, avviata a quanto Crowley dice dal suo ex-capo, e che vide i due impegnati proprio nell'utilizzo delle pratiche Goetiche per distruggersi a vicenda.
Il conflitto terminò con la vittoria di Crowley e un dettagliato resoconto descrittivo dei demoni che egli evocò ed inviò contro Mathers, che in quel periodo viveva a Parigi, fu reso da Rose Kelly, la prima moglie di Crowley. La donna, che durante queste operazioni fungeva da veggente, era in grado infatti di vedere quello che stava succedendo nella casa del loro avversario. La descrizione di questi 49 demoni, tutti servitori di Beelzebub, è riportata nel romanzo di Crowley “The Scented Garden of Abdullah the Satirist of Shiraz” nel capitolo “The Jinn-Vision”.

L'acuto sentimento di avversione che Crowley coltivò nei confronti di Mathers ci chiarisce il motivo per il quale nella testata di questa Goetia, sotto il titolo, troviamo scritto: “Tradotto in lingua inglese da una mano morta”. E' un altro modo, dal tono sarcastico tipicamente crowleyano, per inviare un tagliente insulto al suo avversario e sottolineare pubblicamente un fallimento.
La vicenda che vide i due Maghi affrontarsi nel modo descritto ripropone immediatamente l'idea, citata in precedenza, seconda la quale la Goetia sarebbe essenzialmente un basso strumento di Magia Nera e utilizzato solo per scopi che nulla hanno a che fare con il concetto di Alta Magia e di Sviluppo Spirituale. In realtà ciò non corrisponde totalmente al vero, e se per un verso dobbiamo ammettere che purtroppo molti sono ricorsi a questo Libro per motivi del tutto ignobili, dall'altro abbiamo casi in cui la Goetia è servita quale una delle possibili vie da percorrere per realizzare effetti positivi o conformi ai principi della Vera Magia.

Crowley stesso nel 1900 e.v. Ricorse all'evocazione del 10° Spirito, Buer, per aiutare Allan Bennet (Frater Iehi Aur), allora suo amico e maestro, che a quel tempo era gravemente malato d'asma e aveva bisogno di soldi per trasferirsi in un luogo dal clima più favorevole. Di fatto, come per qualsiasi cosa in Magia che nella vita di tutti i giorni, non è lo strumento che l'uomo utilizza a rivestire una connotazione positiva o negativa, ma è la sua applicazione pratica in seno allo scopo al quale si dirige la volontà del suo utilizzatore. In questo caso non è possibile attribuire quindi alla Goetia una valenza negativa e maligna, semmai di una certa pericolosità operativa la quale deve essere ben considerata e analizzata da colui che, agendo secondo la sua vera Volontà, decida di ricorrere ad essa.

In ogni caso, poiché questo Libro non è destinato solo a coloro la cui coscienza è così altamente illuminata e indenne dai tranelli dell'iniqua condizione dell'uomo che soggiace ai falsi richiami di Maya, è possibile che molti siano attratti ad esso unicamente per quegli aspetti di appagamento di potere personale che hanno reso la Goetia un fondamentale riferimento per tutti i Fratelli Neri. Crowley, che era ben conscio di tale pericolo e che spesso nei suoi scritti sottolineò quanto fosse deprecabile un ricorso all'uso della Magia per scopi non connessi alla Realizzazione della Grande Opera, decise di adottare una certa precauzione nel dare alle stampe questa sua edizione e così inserì all'inizio del testo il Quadrato Magico estratto dal 10° Capitolo del Libro della Magia Sacra di Abramelin il Mago e che serve a prevenire da un uso improprio del Testo.

Mi auguro tuttavia che coloro che leggeranno questo Libro non siano così sciocchi da tentare strane e azzardate avventure, mettendo alla prova il potere del Talismano protettivo di Abramelin, ma vogliano comprenderne il senso in funzione di un più nobile intento che non quello della pura ricerca di egoistici riconoscimenti di potere e affermazione personale.

E nell'analisi dei contenuti di questa Goetia, nome il quale significa “urlo” o “urlante”, sono da rilevare due capitoli molto interessanti; uno è costituito dall' INVOCAZIONE PRELIMINARE, l'altro è la serie di evocazioni tradotte da Crowley in lingua Angelica, o Enochiano, che concludono il testo. L'invocazione preliminare fu inserita nella Goetia da Mathers il quale si rifece ad una traduzione di un antico papiro conservato al Britush Museun intitolato Fragment of a Graeco-Egyptian Work upon Magic (Frammento di un'Opera greco-egiziana sulla Magia) resa nel 1852 da C.W. Goodwin. Questa invocazione venne in seguito utilizzata da Crowley, proprio nello stesso periodo in cui i stava occupando di questa revisione ed edizione della Goetia, per effettuare il Rituale per il Conseguimento della Conoscenza e Conversazione del suo Santo Angelo Custode, operazione nell'abbazia di Boleskine, sito che da allora è divenuto il Santo Luogo o Kiblah verso il quale ogni thelemita deve rivolgersi per le sue pratiche.

Le evocazioni in Enochiano che concludono il Libro, sono una testimonianza di quanto Crowley fosse convinto della realtà e potenza di questa lingua magica scaturita dalle comunicazioni che J. Dee ed E. Kelly ebbero con certe entità spirituali alla fine del XVI secolo. Crowley si occupò del sistema di Magia Enochiano e lo utilizzò in diverse occasioni, soprattutto nelle sue esplorazioni degli Aethir che descrisse mirabilmente nel Liber CDXVIII, La Visione e La Voce. Questa ulteriore possibilità di utilizzare l'Enochiano alle pratiche goetiche e alla magia in generale, non mancherà di suscitare un vivo interesse tra coloro che si sono occupati o si stanno occupando di questo importantissimo argomento e questa traduzione verrà sicuramente molto apprezzata.

Mi sembra doverosa un'ultima e importante considerazione: di fronte all'arduo compito di eseguire una traduzione il più fedele possibile di un testo così antico, ci siamo trovati spesso di fronte all'esigenza di modificare alcuni passi del libro per motivi di carattere linguistico. Tuttavia abbiamo preferito non “modernizzare” o correggere queste parti che, sebbene potranno apparire come inesattezze ormai in disuso sia dal punto di vista linguistico che sintattico, rappresentano comunque l'impronta genuina del testo originale sia nella forma che nello stile dell'epoca. Abbiamo quindi deciso di sacrificare un po' la scorrevolezza di lettura a vantaggio del valore intrinseco dell'originalità del documento, certi comunque di non aver creato grosse difficoltà di comprensione allo studioso.

Ricordando ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che “ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso...” consegno quindi alla vostra lettura questo Libro affinché possa contribuire favorevolmente alla vostra Giusta Ricerca nel Sentiero che conduce alla scoperta della vostra Vera Volontà, la Vera Saggezza, la Perfetta Felicità, il Summum Bonum.


Fonti : Wikipedia' Linktarget='_blank'>Link e la Goetia di A.Crowley
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