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Draghi
Leggende mesopotamiche

Apsu e Tiamat erano due esseri composti dall’unione delle parti del corpo di tutte le creature più terribili esistenti allora sulla terra: coccodrilli, lucertole, aquile, pipistrelli, leoni, aquile e serpenti. Un drago appunto. Dalla loro unione nacquero gli dei, uno dei quali uccise Apsu. Tiamat diede alla luce dei mostri, il cui compito era quello di contrastare la cattiveria degli dei.
Per difendersi, gli dei nominarono loro difensore Marduk, uno della loro razza; lo armarono con potenti armi e lo inviarono contro Tiamat. Marduk uccise la madre in un epico scontro, poi catturò i mostri da lei generati e li rinchiuse negli inferi.

Draghi egiziani

In Egitto c’era la credenza che quando Ra, il dio sole, andava negli inferi (quando il sole tramontava), entrava in guerra con il drago degli abissi, Apopi, che risultava sempre superiore. Questa è un’evoluzione del mito mesopotamico, e già comincia a delinearsi il pensiero del drago come essere malvagio e caotico.

Draghi ellenici

Tifone aveva mille teste e una gigantesca bocca dalla quale uscivano fuoco e fiamme. Solo Zeus ebbe il coraggio di affrontare il mostro, definito Titano. Lo condusse fino oltre il mar ionio ed infine ebbe la meglio su di lui, scagliandogli contro un enorme macigno. Ma la leggenda vuole che Tifone non morì: continuò infatti a vomitare fuoco e fiamme da sotto il macigno, divenuto isola, e questa è la ragione delle eruzioni dell’Etna secondo i miti greci. Come si può vedere, già al tempo di Achille e Agamennone l’evoluzione del concetto di drago era compiuta: da madre primordiale e incontrollabile, fonte di vita e di morte, come era la Tiamat mesopotamica, si era ormai giunti al concetto odierno: il drago era un mostro terribile e incontrollato, che vomitava fuoco e vapori venefici, che distruggeva ogni cosa al suo passaggio (i tifoni hanno preso il nome proprio dal drago Tifone), che uccideva e terrorizzava le razze del mondo, perfino gli dei.


Draghi romani


I Romani dipingevano sui loro stendardi i Dracones, i vichinghi chiamavano le loro imbarcazioni Drakkar, tutti nomi che indicavano la figura del drago.
I draghi “comuni”, invece, dovettero fin da subito lottare con grandi eroi. Riemersi dagli inferi al tempo degli antichi greci, dovettero subito battersi con eroi come Giasone, Ercole e addirittura con gli dei. A volte però le divinità li assoldavano come guardie di un particolare posto, o come creature da mandare in battaglia.
Con la caduta dei greci e l’avvento dell’Impero romano, di loro si perse quasi ogni notizia, salvo alcuni avvistamenti di Plinio il Vecchio.
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